Sono Marina Gatta ho frequentato il liceo artistico statale “Maffeo Olivieri”, sez. architettura, diplomandomi con 50/ 60 nel 1999. Nel 2000 mi sono iscritta alla Mini laurea In Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, dopo aver superato 18 esami ho dovuto interrompere gli studi per motivi famigliari. Dal 2000 fino al 2010 ho lavorato presso un artigiano/artista bresciano come laccatrice di mobili e doratrice in foglia.
Nel 2021 ho partecipato ad un corso sulla ceramica Raku presso il “Lavoratorio” della scultrice Giuliana Geronazzo e di suo figlio Giacomo Filippini.
Era da tempo che avevo in cuore il desiderio di lavorare la creta, dopo gli anni del liceo. Quando lavoro la creta sento una profonda connessione con la terra e mi radico profondamente soprattutto quando la mente prende il sopravvento, la creta mi aiuta a ritornare centrata. Non è da molto tempo che io e il Raku ci conosciamo, ma sento di essere in profonda connessione con lui. Nel Raku gli elementi si fondono con la materia dando vita ad un’alchimia irripetibile, le aspettative si annullano e aiuta a vivere nel presente con armonia, gioia e meravigli. Per questi doni del Raku, dopo la cottura si fa festa!

La tecnica della ceramica raku affonda le sue origini nel Giappone del 1500. A differenza della tecnica ceramica classica, in cui l’oggetto attende il raffreddamento lento e delicato all’interno del forno, nella tecnica Raku, alla fine della seconda cottura, l’oggetto viene estratto dal forno incandescente (1000°) e portato repentinamente a temperatura ambiente. Lo sbalzo termico crepa lo smalto, dando vita ad una rete di cavilli trasparenti che diventeranno poi neri nello step successivo. A questo punto si inserisce l’oggetto, ancora incandescente, in un contenitore colmo di segatura, la quale prende immediatamente fuoco. Il fumo che ne deriva è ricco di carbonio e viene sfruttato x dipingere la ceramica. Il fumo penetra poi nei pori dell’argilla aperti per l’alta temperatura, e colora i cavilli di nero, dando vita ai famosi craquelè tipici della tecnica raku. Le fiamme hanno invece funzione di bruciare l’ossigeno a contatto col pezzo per creare un’atmosfera di assenza di ossigeno che viene sfruttata per portare in riduzione gli ossidi di metallo contenuti negli smalti. Gli ossidi sono i responsabili della colorazione dello smalto. La colorazione dipende dalle reazioni chimiche in cui va incontro l’ossido di metallo una volta estratto dal forno. Se inserisco l’oggetto direttamente nel contenitore con la segatura che prenderà subito fuoco, l’ossido di metallo in quest’atmosfera di assenza di ossigeno si ridurrà completamente. Ad esempio l’ossido di rame offrirà una colorazione metallica ramata. Per questo motivo, il contenitore con materiale combustibile prenderà il nome di Camera di riduzione. Se al contrario si fa trascorrere qualche secondo tra l’estrazione del forno e l’inserimento nella camera di riduzione, gli ossidi di metallo a contatto con l’ossigeno nell’aria vanno incontro ad un processo di ossidazione. Nell’esempio di prima, l’ossido di rame prenderà una colorazione turchese o verde.

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